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La lunga e affascinante storia del porto Adriano a San Cataldo

data agosto 10 | in Cultura, Istituzioni, Itinerari, Luoghi | scritto da | con 0 Commenti

Da tempo immemore attarverso antichi documenti e disconintue ricerche archeologiche si ha conoscenza del molo romano e del relativo porto adrianeo di San Cataldo la cui storia però è arrivata a noi finora in modo frammentario, senza giungere mai ad una piena fruizione e valorizzazione di questo straordinario sito archeologico prospiciente il mare Adriatico. Già le fonti antiche ne parlavano tra cui lo storico e geografo greco Pausania del II sec. d.C. lo definiva “un porto artificiale per le navi, opera dell’Imperatore Adriano” e nell’Ottocento ben sapevano i leccesi dell’esistenza di una struttura muraria riconosciuta come molo di un antico porto che risulta già all’epoca tracciato nella cartografia e riportato nei documenti d’archivio. Questi contengono una minuta descrizioe dei resti archeologici nonché delle dimensioni della struttura che fu parzialmente distrutta per edificarvi un porto moderno. In tal senso decisivo fu in quegli anni l’intervento del noto e illustre Cosimo De Giorgi, medico e scienziato salentino dedito a studi umanistici e geologici, ispettore dei monumenti e degli scavi, che riuscì ad evitare la completa distruzione delle vestigia così giunte fino ai nostri giorni.
Il porto, edificato da Adriano nel secondo secolo d.C., sorgeva in strategica posizione laddove era l’estrema propaggine dell’impero romano che si affacciava ad Oriente e in prossimità di un approdo naturale, ovvero nell’insenatura dove si ubica l’attuale Marina di San Cataldo, in prossimità del Faro.
Secondo alcune testimonianze storiche, il molo fu fatto costruire da Adriano sui resti di un nucleo più antico, indicato dalle fonti letterarie come luogo dello sbarco dell’Imperatore Ottaviano che era diretto a Roma dopo aver appreso la notizia della morte di Cesare, nel 44 a.C. Certo è che la straordinaria posizione del porto, a pochi km dalla fiorente Lupiae, consentiva di dominare le rotte dei fecondi traffici marittimi di merci e vari scambi tra i popoli del Mediterraneo oltre a costituire importante punto di approdo per i tanti marinai che solcavano i mari del basso Adriatico. Lo stesso Pausania riferisce a proposito che l’imperatore fece costruire la struttura portuaria proprio per fornire un ancoraggio, in caso di burrasca, alle imbarcazioni che facevano il tragitto fra Brindisi e Otranto, gli altri due nodi portuali romani posti sulle rotte di Levante, facendo da ponte naturale tra Oriente e Occidente. Qui inoltre confluivano le strade che si diramavano dalla città romana verso il mare ancora visibili in alcune tracce di antiche carrarecce, incrostate dai depositi calcarei accumulatisi nel lungo tempo.
Senza dubbio l’antico porto adrianeo costituì il principale sbocco e approdo marittimo della città, giungendo al suo massimo splendore tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale. In quell’epoca il municipium di Lupiae si affermò tra i vari centri romani con una grande crescita sia economica che culturale e la fiorente cittadina, erede della grande Rudiae e forse ancor prima della Sibari Sallentina, fu al centro di fecondi traffici marittimi, il suo vicino porto era sempre più fiorente, diventando teatro di numerosi scambi commerciali nonché culturali nell’intera area del Mediterraneo.
Originariamente la struttura portuaria, oggi visibile nello specchio d’acqua antistante l’attuale Piazza Adriano, a Sud-Est del faro di S.Cataldo, si presentava come un’opera portuale imponente di cui si possono tuttora ammirarei i blocchi regolari, quasi squadrati, in parte chiaramente individuabili fuori dall’acqua, in parte sommersi e completamente ricoperti da vegetazione marina e da depositi calcarei. Le fondamenta, furono sapientemente edificate dai sapienti romani in resistente pozzolana tanto che la parte più avanzata del molo, a nord del faro, è sopravvisuta fino ai nostri giorni. Buona parte di esso, però, non è facilmente visibile agli occhi dei visitatori poiché giace sommerso sul fondo dell’acqua, un vero e proprio patrimonio archeologico subacqueo che, insieme ai resti affioranti, costituisce importantissima testimonianza storica del nostro territorio e ci racconta del glorioso passato dell’antica Roma.
Proprio per questo l’Università del Salento nell’ultimo decennio ha deciso di dare forte impuslo alle ricerche nell’area archeologica di San Cataldo acquisendo interessanti nuovi dati scientifici che hanno permesso di gettare nuova luce sulla complessa storia del Porto Adrianeo, probabilmente l’approdo più antico ricadente nell’area naturalistica delle Cesine e strategico affaccio sul Mar Adriatico.
Le testimonianze di vita nell’area portuale proseguono poi fino ad età medievale di cui si ha notizia, attraverso le fonti, in particolare relative al funzionamento del porto per tutta l’età normanna ed angioina, quando al castellano che abitava la vecchia e attigua torre fatta edificare nel 1400 sui resti romani da Maria d’Enghiein contessa di Lecce, si pagavano i darsi doganali. Alla nobildonna leccese si attribuisce inoltre un generale ampliamento del molo che divenne all’epoca sua potente roccaforte tanto che durante la dominazione spagnola il vecchio porto di S. Cataldo divenne importante presidio marino del Regno di Napoli in quanto collocato in un punto strategico di passaggio e congiungimento tra i due mondi di Oriente e Occidente.

Rosy Paticchio

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