RACEMI

Le terre del primitivo. Quando è il vino a raccontare i suoi luoghi: viaggio alle origini di un mito

data novembre 22 | in Agroalimentare, entroterra, Luoghi, Territorio | scritto da | con 3 Commenti

Tra le ultime due province geografiche a sud-est della interminabile Puglia, quelle di Taranto e Brindisi, un passo prima che l’Italia si getti nel Mar Mediterraneo, si interseca una terra piana in cui le distese di ulivi si alternano alla macchia mediterranea, colorata di verde scuro, rosso e grigio, da cui in fondo, da qualche lievissima altura sperduta chissà dove, è sempre chiaro il miraggio lontano del mare, metafora di un orientamento mai perduto che guarda allo Ionio.
Sono le terre del primitivo, il vitigno che prematuramente matura e viene vendemmiato a fine agosto e che ha, come pochissimi altri esempi, connotato un’area geografica con un’impronta culturale e folkloristica che da Taranto percorre strade a sud-est.
È un altro Salento, quello di confine, che ha conosciuto fin troppo tardi i benefici dei flussi turistici e per questo ha salvato un’ancestrale e genuina scabrosità, nei modi, nelle tradizioni, nelle manifestazioni di appartenenza.
I borghi sono diventati cittadine non troppo piccole, centri storici raccolti, intensi e concentrati, a favore di ampie campagne declinate all’agricoltura che, già dalle immediate periferie, si tagliano in appezzamenti intervallati da muretti a secco.
Una genìa un po’ dormiente, soffocata dall’afosità dei venti di scirocco che non trovano ostacoli, che ha allevato generazioni a schiena curva.
L’area del primitivo – amministrativamente di pertinenza delle province di Taranto e Brindisi, come indicato dal disciplinare Doc – che ha il suo culmine a Manduria, tradizionale porta del Salento, nella provincia di Taranto più lontana, abbraccia anche Talsano, San Giorgio Jonico, Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, Lizzano, Fragagnano, San Marzano, Sava, Torricella, Maruggio, Avetrana ed, in provincia di Brindisi, Oria, Erchie e Torre Santa Susanna.
Rigogliose e profumate distese di vigneti in gran parte ad alberello, nelle forme più moderne ordinati e sequenziali e nelle forme più antiche, disordinati e irregolari.
Un vitigno già nato contaminato da origini miste, da cui sgorga un vino prestigioso color rubino, profondamente corposo e netto, oggetto di produzione di numerose cantine di cui il territorio è ricco.
Può definirsi in qualche modo un fenomeno diffuso, il primitivo, a cui si riferisce un disciplinare severo e restrittivo che limita la produzione ad un’area circoscritta e sottopone gli addetti ai lavori a costi ben più alti e a controlli di qualità assoluti rispetto al resto della regione.
Sono tante le condizioni necessarie, tante quanti sono i fattori indispensabili: terreno, disposizione, microclima, altitudini, escursione termica, viti, viticoltori e consumatori del prodotto.
Quello che i francesi hanno espresso alla perfezione con l’utilizzo di una sola parola, “terroir”, si traduce nella determinazione di un’area ben delimitata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche, la zona geografica ed il clima permettono la produzione di un vino specifico.
La differenza più vistosa riguarda la qualità delle uve, coltivate in territori pianeggianti senza altitudini (che invece favoriscono la maturazione di uve da vino pregiato), che beneficiano eccezionalmente di una composizione geologica varia.
La terra rossa, ricca di ferro, poggia su banchi calcarei e dà vita ad un vino dal sentore di ciliegia, robusto e avvolgente; la terra nera (i patuli o paduli), di origine alluvionale, profonda, regala un primitivo vigoroso, speziato al pepe nero e liquirizia, ricco e a tessitura fitta; poche, ma resistono ancora: sono le vigne nella sabbia, sulle dune, fatte di tralci, composte di base povera, sottoposte a diverse temperature e a circuito di venti, ma che danno un vino altamente concentrato e pregiato, elegante e aromatico; infine la terra bianca, tufacea e calcarea che da vino fruttato all’amarena e lampone.
Vino dal genio multiforme che oggi manifesta le sue enormi potenzialità in un marchio riconoscibile in tutto il mondo, senza per questo snaturare la sua terra d’origine, ancora acerba, ancora autentica.

The lands of Primitivo. When it’s the wine that tells its origin Primitivo’s area reaches its peak in Manduria, Taranto’s province, and also includes Talsano, San Giorgio Jonico, Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, Lizzano, Fragagnano, San Marzano, Sava, Torricella, Maruggio, Avetrana and, in Brindisi’s province, Oria, Erchie and Torre Santa Susanna. Many are the necessary conditions for a good wine; french people call it “terroir”, and is the relationship between a vine microclimate and mineral characteristics of the soil in which it is grown; it determines the character and uniqueness of the wine. The difference concerns the quality of the grapes grown in lowland areas with no elevations, which benefit greatly from a various geological composition: red earth, rich in iron, gives life to a cherry flavored wine, robust and entrancing; black earth gives a strong Primitivo, spiced with black pepper and licorice; few are the vines in the sand, that give an highly concentrated and aromatic wine; lastly, the white earth, with its black cherry and raspberry fruity wine. Images courtesy of “Racemi – Vigneto Puglia” – Manduria Special thanks to Gregory Perrucci for technical support.

Articolo di Jessica Niglio

Immagini gentilmente concesse da Felline – Società Agricola, Manduria
Un particolare ringraziamento a Gregory Perrucci per la consulenza tecnica

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