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Lo psicologo salentino Luigi Corvaglia nel direttivo della Fecris

data maggio 21 | in Italia | scritto da | con 0 Commenti

Il primo italiano ad essere ammesso nel comitato direttivo della Fecris, la Federazione europea dei centri di ricerca ed informazione sul settarismo, è il salentino Luigi Corvaglia, psicologo e psicoterapeuta, esperto di manipolazione mentale e presidente del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici), l’associazione italiana che studia e combatte le derive settarie all’interno dei culti religiosi e dei gruppi terapeutici. La nomina è avvenuta venerdì 20 maggio presso l’Istituto di Tecnologia dell’Università di Sofia, in Bulgaria.

“L’ingresso dell’Italia nel Consiglio della Fecris – ha dichiarato il dottor Corvaglia – inaugura una nuova stagione di attenzione per il fenomeno settario e per la gestione del problema della persuasione indebita nel nostro paese”.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio della Comunità Giovanni XXIII, nel 2010 a finire nella trappola delle 500 sette presenti nel nostro Paese sono stati circa 240 mila italiani, in prevalenza uomini (54%) rispetto alle donne (46%). I più a rischio sono giovani (36%) e adulti (44%), meno gli anziani (20%). A smentire l’erronea credenza che a finire nella rete sono prevalentemente le persone povere e disperate, le sette fanno proseliti soprattutto tra il ceto medio (42%) e alto (38%). Nella geografia del fenomeno la maggiore presenza di movimenti è al Nord, con Lombardia (16%) ed Emilia Romagna (15%) in pole, seguiti, al Centro, dal Lazio (13%) e, al Sud, dalla Puglia (11%).

Dottor Corvaglia, nel Salento ci sono sette, gruppi di culto alternativi?
“Sì, certo. Ci sono diversi gruppi che praticano forme alternative di spiritualità o gruppi di terapie alternative e non scientifiche. Ovviamente ognuno è libero di professare ciò che pensa. Il problema si pone quando si attuano abusi fisici o psicologici sugli adepti”.
Qual è il terreno fertile per la loro diffusione?
“La fertilità di base del terreno è comune a tutti in questa epoca che chiamiamo di “nostalgia d’assoluto”, nel senso che si vive nel vuoto lasciato dai pensieri “forti”, politici e religiosi. In questa cornice, l’incontro con la persona sbagliata nel momento sbagliato per motivi esistenziali o d’altro genere può finire in una persuasione indebita. Non si pensi, però, che per cadere nelle grinfie dei culti si debba necessariamente essere in cattive condizioni psichiche”.

Quali sono i rischi per chi entra a farne parte?
“Consegnare completamente la propria esistenza al guru di turno. Si può perdere la libertà delle decisioni, anche le più piccole, della propria vita. Questo quando non si subiscono violenze morali, sessuali o d’altro tipo. Si rischia l’annichilimento”.

Nel suo intervento durante la cerimonia per la nomina del direttivo, a Sofia, ha parlato del problema della maternità nei culti alternativi. Perché è così importante?
“La madre in una setta è come la bambolina in una matrioska: è la persona a cui il figlio si affida ma lei, a sua volta infantilizzata, si affida ad una madre più grande che è il culto col suo leader. Ciò non può che comportare danni alla prole, che necessita una fonte di attaccamento sicura”.

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