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Notte della Taranta, Carmen Consoli lascia un segno importante

data agosto 29 | in Cultura, Eventi, Musica, Tradizioni | scritto da | con 15 Commenti

Notte della Taranta, punto e capo. La mano che scrive una pagina nuova nella storia che è iniziata nel 1998 in piazza San Giorgio, a Melpignano, è quella di Carmen Consoli (con Daniele Durante nella foto di Agnese Cossa).
Con una direzione generosa, frutto di un talento naturale ma anche di tanta applicazione per una materia controversa qual è quella della musica popolare, la cantantessa di Catania ha riportato la manifestazione allo spirito delle origini, dopo alcune edizioni molto festaiole e sotto lo scacco psicologico di comparsate dai nomi altisonanti.
A Carmen Consoli è riuscita un’operazione che altri non avevano proprio messo in considerazione: portare l’Orchestra Popolare e i suoi interpreti al livello delle ospiti e fondere queste ultime nello spirito collettivo dei musicisti e delle voci locali per un risultato armonico, senza protagonismi e trascinante nella sua scansione ritmica. Tangibile il segno lasciato nella costruzione della maratona musicale da Daniele Durante, direttore artistico e da Luigi Chiriatti, direttore del festival itinerante.
Così si finisce per non notare la differenza tra Fiorella Mannoia e Stefania Morciano, tra Tosca e Alessandra Caiulo (tanto per fare due esempi) e per apprezzare la generosità e l’umiltà con cui Lisa Fischer e Buika si confrontano con testi molto difficili da cantare anche per un’artista italiana.
La XIX edizione della Notte della Taranta è anche quella della prova di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dal terremoto: un dramma che Tosca, laziale di origine, ha trasmesso in tutta la sua attualità con un commosso intervento davanti alla solita enorme massa di pubblico (importa davvero sapere quanti e fare la guerra dei numeri, quando ti trovi davanti comunque una marea di gente?).
Tra le novità di quest’anno anche la decisione di ridurre al minimo il numero degli inviti e imporre il pagamento di un biglietto a tutti coloro che si ritengono destinatari per diritto divino di un ingresso di favore: una scelta apprezzabile quella della Fondazione, che ha reso più vivibile e autentica la lunga serata. Di quei posti vuoti davanti al maxischermo dell’area riservata, in fondo, non dovrebbe sentire la mancanza nessuno: non è tempo, questo, di passerelle. Meno del solito anche le autorità politiche presenti e nessuna in cerca di visibilità.
Insomma, un’edizione di sana normalità, di sostanza, di empatia. Un punto fermo dal quale ripartire per una manifestazione che ha ancora molto da dire e che accompagna da quasi 20 anni la storia di un territorio che, come l’evento stesso, ha potenzialità da esprimere e contraddizioni da sciogliere. Solo chi non fa, non sbaglia. E chi dimostra di saperci fare è senza dubbio il Comune di Melpignano che, nonostante la crescita esponenziale dell’evento, lo gestisce con padronanza. Far andare tutto liscio o quasi dal punto logistico e organizzativo, è prova di efficienza e di lungimiranza.

foto di Agnese Cossa

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