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Quando è il destino che bussa alla tua porta

data maggio 5 | in Cultura, Personaggi | scritto da | con 28 Commenti

Il tratto sicuro e preciso delle caricature e la ricercatezza nei temi e nelle tecniche sono riconducibili ad un disegnatore e artista di Acaya, Claudio Rugge. Ha sempre avuto la passione per il disegno, e dopo vari tentativi nel cercare la sua strada, si è dovuto arrendere alla sua passione.
“Non posso dire con precisione quando ho capito che mi piaceva disegnare, probabilmente da piccolissimo, appena ho visto che la penna lasciava un segno sul foglio. Da bambino mi deve essere sembrata una bacchetta magica – racconta Claudio Rugge -, mia nonna si ricordava dei disegni che ho fatto a due anni, mentre io ho rimosso completamente, e questo per dire che ho iniziato a disegnare da subito”.
Da quando ha capito che poteva diventare una professione?
“Nonostante avessi l’attitudine a disegnare, non mai pensato di farne un lavoro, ci sono arrivato dopo, col tempo. Solo quando mi sono arrivate le prime proposte serie da parte di giornali, intorno al 2000, ho dato maggior peso a quello che facevo. Intanto, nel corso degli anni ho continuato sempre a studiare da autodidatta, affinando le tecniche. Ciò che mi ha sempre affascinato e che tutt’ora mi interessa è l’estetica filosofica, ho sempre cercato di accostare l’arte alla filosofia. Studiando mi sono imbattuto nella frase di Fëdor Dostoevskij ‘La bellezza salverà il mondo’. Su questa espressione sono stati scritti diversi testi, anche di teologia e devo dire che ho cercato sempre ispirazione da ciò”.
A quando risale il primo lavoro?
“Il primo lavoro vero e proprio l’ho realizzato per Teleradio Città Bianca, un giornale gratuito che veniva distribuito allo stadio, pubblicato da Scanderberg. Allora avevo 16 anni. La cosa singolare è che la pubblicazione era a carattere sportivo, ed io che non mi sono mai interessato di calcio, seguivo le direzioni di mio cugino, era lui che di volta in volta che mi diceva cosa rappresentare. Ricordo che allora guadagnai 100 mila lire. Poi ho interrotto la collaborazione, anche perché poi mi trasferii a Pescara, avevo deciso di iscrivermi presso la facoltà di Architettura. Nonostante tutto ho sempre continuato a disegnare per hobby. L’esperienza universitaria non andò a buon fine, ben presto mi sono reso conto che con la matematica non andavo d’accordo. Subito dopo ho provato a fare qualche esame presso il Seminario di teologia, ma anche qui, sono stato ‘distratto’ dal disegno: in quel periodo ho iniziato a dipingere icone sacre, bizantine, il genere mi piace ancora e spesso mi dedico a realizzare quadri di questo tipo”.
E difatti, una delle opere che ha riscosso successo ultimamente è proprio un quadro sacro esposto nel periodo natalizio, presso il museo Faggiano.
“Vero, il quadro si chiama La sacra Famiglia e ci tengo in modo particolare perché lì ho cercato di fondere due generi, il tratto sacro di Michelangelo fuso con quello delle icone bizantine, è stato apprezzato molto e sono soddisfatto”.
Tornando al suo percorso, dopo le sue esperienze il lavoro da illustratore ha bussato alle sue porte.
“Sì, era intorno al 2000 che mi contattarono dalla redazione del giornale satirico La Carrozza, distribuito a Lecce e conosciuto per le caricature dei politici locali. Lì iniziai a disegnare le vignette che mi venivano commissionate con le quali si voleva prendere un po’ in giro il politico di turno. È stata una bella vetrina e una bella palestra. Successivamente è nel settimanale Il Corsivo che sono riuscito a fare di più e a tirare fuori il meglio di me, essendo più libero nel realizzare la vignetta sono riuscito a sviluppare la mia vena satirica”.
Tra i personaggi che ha disegnato più spesso?
“Mi è capitato con il sindaco di Lecce Paolo Perrone”.
Dopo le esperienze con la stampa locale, è arrivato un altro grande riconoscimento.
“Quando il Corsivo ha chiuso le pubblicazioni sono stato fermo per qualche anno, e poi invece, due anni fa circa ho ricevuto una proposta dal quotidiano La Repubblica. Avevano visto i miei disegni, sono piaciuti e mi hanno chiesto di lavorare per il periodo estivo, nella rubrica dedicata agli spettacoli per fare le caricature dei personaggi che venivano intervistati. In più, ho realizzato delle illustrazioni anche per alcuni libri, tra i quali anche quello di Pierpaolo De Giorgi, sul tarantismo”.

Nel suo studio si dedica anche alla pittura, a chi si ispira?
“Ovviamente, per quanto riguardano le caricature e le illustrazioni è stato Andrea Pazienza, per quanto riguarda l’arte sacra, invece, è stato indubbiamente Michelangelo”
In quale tecnica vorrebbe provarsi adesso?
“Quando capita cerco di scolpire, per ora riesco a fare solo piccole cose, in pietra leccese. Non ho mai provato le incisioni, ma presto mi cimenterò”.

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