Sembra estate ma è pieno autunno: “Mamma, io sento proprio odore di Natale”

data dicembre 25 | in Lifestyle | scritto da | con 0 Commenti

Odore di castagne, luci calde accese già nel primo pomeriggio, note di canzoni senza tempo, pittule e purceddhruzzi, aghi del (rigorosamente) finto pino di natale tra le mani e freddo (di tramontana e non umido di scirocco, spero) … ecco, tutti i sensi si risvegliano per il Natale, il mio meraviglioso Natale!

Ho sempre vissuto questo periodo come un momento felicissimo dell’anno, l’attesa di Babbo Natale, le riunioni a casa mia con cugini, zii e amici e la magia dei regali. Ma anche la tragica scoperta dell’inesistenza dell’omone vestito di rosso avvenuta per bocca di mia sorella: è stata la più grande delusione della mia vita ma io, non volendo accettare la realtà, feci  finta di niente continuando a sperare che prima o poi qualcuno scoprisse la sua esistenza e ancora oggi vivo con il pensiero che questo sogno si avveri.

Non mi sono mai liberata dell’ansia del Natale, anzi, entro in trance piuttosto presto: già ai primi di novembre, con sommo disappunto di mio marito che controvoglia si lascia “coinvolgere” nella mia frenetica ma gioiosa organizzazione, partono le operazioni. Albero, addobbi, calendario dell’avvento, lettera a Babbo natale, regali, cena della vigilia e pranzo. Naturalmente non manca la monotonia musicale che molti dicono di detestare, ma che poi, in realtà, finiscono per canticchiare.

Deve esserci, nella mia famiglia, una predisposizione genetica al Natale, se verso fine ottobre, mentre passeggiavamo per le strade, mio figlio Riccardo mi ha detto “mamma, io sento proprio odore di Natale!”. Faccio presente che quel giorno la temperatura si aggirava sui 25 gradi e non erano pochi quelli che se la stavano spassando al mare.

Il primo passo quindi è stato quello di predisporre una letterina per Babbo Natale  – anche se fino al giorno dell’invio sarà diventata chilometrica – che verrà accuratamente imbucata perché ho scoperto che le Poste Italiane rispondono con lettera e regalino alla corrispondenza al più paziente dispensatore di regali del mondo. Ma poi – mi continuo a chiedere – qual è l’indirizzo corretto? Polo Nord, Lapponia?

Di fatto la letterina è funzionale anche ad una forma di educazione a “tempo determinato”  perché permette di sedare animi e placare capricci bambineschi con il monito: “stai attento perché Babbo Natale passa sui tetti a guardare se fai il bravo e per regolarsi se e quanti regali portarti”!

Le grandi manovre per l’allestimento dell’albero iniziano a novembre e per questo ho una spiegazione plausibile:  Ettore, il mio secondogenito, era atteso per i giorni a ridosso di Natale –  infatti è nato il 15 dicembre dello scorso anno – e quindi ho dato il via alle grandi manovre con un certo anticipo.   Quest’anno, tuttavia, le indicazioni del marito sono state tassative: non prima dell’ultimo weekend del mese. E se il suo ruolo è quello di posizionare il puntale in cima all’albero, atto finale di una liturgia complessa, tutto il resto prevede la partecipazione di amiche gioiosamente solidali, tra dolcetti, tè e scorribande dei bambini.

Dal primo dicembre si parte con il calendario dell’avvento che ho trovato in una forma funzionale alle nostre abitudini familiari: un grande libro illustrato che fa da contenitore a 25 piccoli libricini ciascuno contenente una storia e dedicato ad un particolare giorno. Una scoperta meravigliosa considerato che la lettura è uno degli hobby di casa e quindi per tutti questi giorni si perpetua il rito della lettura, prima della nanna, di un libricino che poi trova collocazione sull’albero di Natale.

Cenone della vigilia e pranzo del 25 vedono la consueta riunione delle famiglie, con nonni paterni e materni, impreziosita dalla presenza di qualche amico. L’alternanza tra casa mia e casa dei miei genitori è un dato acquisito. La tombolata con le bucce dei mandarini che “fanno digerire, anche se sono pieno” , le esclamazioni dialettali che accompagnano ogni estrazione: “10” dice uno, “lu panza da canigghia”, risponde l’altro. E poi gli immancabili purceddhruzzi.

Non si può certo fare a meno di un’escursione ai presepi viventi che sono organizzati nei dintorni, perché sono una sorta di certificazione di autenticità della festa, testimoniata dallo sguardo incantato dei piccoli mentre camminano incantati nelle scenografie ideate dagli artisti del settore. In qualche caso sono previste anche attività che vedono la partecipazione attiva dei bimbi.

L’intensità con cui si vive, in casa mia, anche la celebrazione dell’Epifania, è la prova provata della “fede”nelle festività che si prolunga fino alla fine di gennaio quando tutto – tranne la felicità della condivisione con i propri cari – ritorna negli scatoloni. Ed allora mi ricordo di quanto mi manchi il caldo della mia amata estate.

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