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Una scommessa in un dossier: la corsa verso l’Europa è partita

data ottobre 2 | in Istituzioni, Territorio | scritto da | con 0 Commenti

LECCE – Il lavoro di mesi in un fascicolo di 78 pagine: Lecce è in corsa per la candidatura a Capitale europea della cultura per il 2019. Il dossier è stato consegnato il 20 settembre scorso dal sindaco del capoluogo salentino, Paolo Perrone, nelle mani di Maria Gallo direttrice della filiale di Poste Italiane, con destinazione il ministero dei Beni culturali.

Sono molte altre le città italiane che ambiscono al riconoscimento: tra queste Venezia (e il Nord Est), Torino, Matera, Perugia-Assisi, Palermo, Bergamo, Taranto. La concorrenza è dunque agguerrita, ma lo staff che si è prodigato per la causa di Lecce, guidato dal coordinatore, Airan Berg, è convinto di aver fatto un buon lavoro.

Entro il 30 di gennaio una commissione selezionatrice –composta da sei esperti delegati dalle istituzioni italiane e sette inviati da quelle comunitarie – valuterà tutti i dossier e poi redigerà una short list con le candidature ritenute idonee: a quel punto partirà la selezione vera e propria perché ciascuna città passata indenne dal primo turno sarà chiamata ed esprimere in dettaglio le ragioni della propria proposta. I criteri da adempiere sono essenzialmente due: la dimensione europea e la partecipazione attiva dei cittadini. Non basta avere un patrimonio storico artistico di tutto rispetto, anzi, le candidature che negli anni scorsi hanno puntato esclusivamente su questo aspetto sono state scartate. Proporsi come Capitale europea della cultura significa attivare un processo dinamico che sappia coniugare la qualità dell’offerta culturale con modalità aperte di collaborazione da parte di tutti i portatori di interesse: enti locali, associazioni, imprenditori, volontari, università e scuole, cittadini.

Si tratta di una cosa ben diversa, tanto per spiegarsi, dal riconoscimento che l’Unesco concede come Patrimonio dell’umanità. Per questo la protagonista del dossier presentato è Eutòpia, la città ideale alla quale tutti sono chiamati a dare il proprio contributo. “Questa – ha dichiarato il sindaco Perrone nella conferenza stampa del 20 settembre – è una città bellissima per ciò che è stato ma anche per ciò che è, sul  piano dell’effervescenza, dell’estro e della creatività, ma anche una città riconoscibile per ciò che sarà. In un momento in cui non si parla altro che di crisi, in un’epoca in cui la gente è paralizzata da mille problemi e mille paure, noi vogliamo sconfiggere la paralisi creando storie positive per contrastare il malessere e la disillusione che avanzano. Questa è la nostra sfida odierna: creare simboli per il cambiamento, saltare per creare energia. Perché se salti l’energia non ristagna: si rigenera, si muove e si propaga” “È un progetto europeo – ha concluso il primo cittadino – che ha bisogno di una dimensione adeguata e di una ridefinizione della nostra relazione con il resto dell’Europa. Per questo abbiamo deciso non solo di reinventare noi stessi, ma anche Eutòpia: il luogo ideale, la città ideale in cui vivere, la città ideale per l’Europa. Un luogo che non raggiungi mai, perché è appunto utopia, ma per cui devi comunque lavorare, che devi comunque perseguire, che implica l’utilizzo di energie continue”. Dal 1985 ad oggi, in Italia, si sono fregiate del titolo di Capitale europea della cultura solo Firenze, Bologna e Genova. I vantaggi in termini di incoming turistico e di introiti per il tessuto economico locale sono indubbi. Ecco perché la candidatura di Lecce è da considerarsi il biglietto da visita di tutto il territorio.

Le maggioranze politiche, da qui al 2019, possono cambiare, ma la scommessa lanciata con il Bid Book – così viene chiamato il dossier –è una speranza per l’intero Salento.

In questo senso è da lodare il sostegno che la città di Brindisi ha dato alla candidatura di Lecce, mentre Bari ha deciso di schierarsi con Taranto. Questa rivalità regionale verrà superata dall’esito della preselezione: da fine gennaio in poi, qualunque delle due sia la città pugliese destinata a giocarsi la vera partita, si potranno disegnare nuove strategie a beneficio di tutta la regione o almeno della parte meridionale di essa.

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